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Racale, 4 novembre 2008 Festa dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate.
Discorso del Sindaco Massimo Basurto, pronunciato in occasione del 4 novembre 2008 durante la cerimonia svoltasi questa mattina presso il Monumento ai Caduti di tutte le guerre.
A nome dell’Amministrazione comunale porgo il saluto alle autorità civili, militari e religiose.
Alle Associazioni degli ex combattenti.
Ai Dirigenti scolastici, agli insegnanti, agli studenti delle scuole elementari, medie e superiori.
Al Sindaco e al Consiglio comunale dei ragazzi.
Alle Associazioni di volontariato.
Ci ritroviamo, come ogni anno, in occasione del 4 novembre, davanti a questo Monumento, riuniti in forma solenne, per onorare i nostri caduti, ricordare l’unità nazionale, festeggiare le forze armate.
Oggi si compiono i 90 anni dalla fine del 1° conflitto mondiale e l’anniversario di quella vittoria contro gli austriaci, che portò a conclusione l’Unità d’Italia. Una vittoria pagata con un enorme tributo di sangue che costò la vita a 650.000 nostri soldati .
Purtroppo quella non fu la guerra che doveva “mettere fine a tutte le guerre”, perché l’Italia era destinata a subire un altro dolorosissimo conflitto: la seconda guerra mondiale che causò perdite e distruzioni senza precedenti nella storia dei conflitti umani. In tutto il mondo i caduti militari furono circa 27 milioni, quelli tra la popolazione civile quasi 30 milioni.
Anche la nostra Racale durante i due conflitti mondiali pagò il suo tributo in termini di vite umane: sulle lapidi di questo monumento sono incisi i nomi di 141 nostri giovanissimi concittadini: 80 caduti durante la 1^ guerra mondiale e 61 durante la 2^ guerra mondiale.
Ma questa mattina siamo qui per onorare la memoria dei militari caduti, anche recentemente, sia durante le missioni che le forze armate svolgono in tutto il mondo sia nella quotidiana difesa delle nostre libertà democratiche, così duramente conquistate.
Cari ragazzi, voi che non avete conosciuto la guerra, noi che abbiamo vissuto nella nuova Europa, unita nella pace e nella democrazia, dobbiamo guardare sempre con rispetto e riconoscenza a coloro, che animati da alte virtù morali e da straordinarie doti di coraggio, hanno offerto la loro vita per amore della nostra cara Italia.
Anche i nostri Padri della Patria, furono animati da quelle stesse virtù e mentre avevano ancora negli occhi gli orrori della guerra, misero mano alla stesura della Costituzione Repubblicana che da 60 anni regola la nostra convivenza civile.
Dobbiamo amare la nostra costituzione e per amarla dobbiamo conoscerla, perché contiene quei principi di libertà, di giustizia e di fratellanza per i quali siamo chiamati anche noi a spenderci nel quotidiano lavoro.
La Costituzione prevede espressamente che l’Italia ripudia la guerra, come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, pertanto essa rappresenta per tutti noi il baluardo che ci protegge dal ripetersi della barbarie del passato.
Quelle vicende di guerra, grazie al cielo, appaiono oggi molto lontane, se pensiamo che nel cuore dell'Europa e poi via via in tutto il continente si è costruito un solido assetto di pace.
L'unità territoriale e politica del nostro paese è stata posta al riparo da ogni minaccia diretta, i nostri confini fanno ormai tutt' uno con i confini dell'Unione Europea.
Ma le conquiste di benessere, e di progresso sociale e civile, raggiunte nell'Italia repubblicana sono messe alla prova e vanno consolidate, in una società sempre più complessa, aperta e multiculturale, segnata dal fenomeno della competizione globale.
La pace di cui gode l'Europa unita non può farci ignorare o trascurare le tensioni che attraversano la comunità internazionale quali il terrorismo, i piccoli, ma numerosi focolai di guerra e i conflitti regionali, tra cui quello del Medio Oriente che rischia di destabilizzare la pace mondiale.
Si richiede dunque un nuovo sforzo di coesione nazionale e un concreto impegno per garantire la pace anche al di fuori dei confini della stessa Europa, per contribuire alla costruzione di un nuovo ordine mondiale.
Il Presidente della Repubblica in più circostanze ha parlato di Forze Armate di un’Europa di Pace, nella convinzione che “unita nella diversità”, l’Europa rappresenta uno spazio privilegiato della speranza umana.
E pieni di tante speranze sono soprattutto gli extracomunitari che sempre più numerosi vengono in Europa, in Italia e anche nella nostra Racale, (provenienti da paesi dilaniati dalle guerre, afflitti dalla povertà economica, privi delle libertà personali) in cerca di un futuro migliore.
Dice uno scrittore libanese:
Sogno di vivere in un mondo senza frontiere e senza paure dove la guerra è un ricordo di un vecchio passato. Sogno di vivere in un mondo dove non esistono bombe né kamikaze, dove una madre non versa lacrime sul viso insanguinato di un neonato. Sogno di vivere in un mondo dove gialli neri bianchi e rossi si tengono tutti per mano, dove cristiani musulmani ed ebrei pregano nello stesso luogo, illuminati dalla stessa luce che irradia tutti i giorni i cuori dei bambini.
Questi sogni credo che li dobbiamo coltivare tutti quanti insieme, ma soprattutto li dovete coltivare voi educatori insieme ai vostri ragazzi che sono il futuro dell’Italia, perché imparino a fare tesoro di ciò che la società mette loro a disposizione e comprendano che una società cresce quando c’è collaborazione fra uomini di buona volontà.
Diciamo, quindi, grazie a coloro che hanno fatto l’Italia una e indivisibile, che hanno difeso in tempo di pace le nostre istituzioni democratiche, che si spendono nelle missioni di pace in tutto il mondo a favore delle nascenti democrazie.
Onore al merito alle forze politiche e sociali, che pur nella diversità di idee e di pensiero, sono accomunate da un unico obiettivo, che è quello della difesa della libertà e dell’unità della nostra nazione.
Pertanto, per non rendere vana la ricorrenza di questa mattina, ciascuno di noi, prima di lasciare questo sacrario, che ricorda i nostri Caduti, deve impegnarsi con la propria coscienza di farsi sempre portavoce del grido dei piccoli, degli inermi, delle vittime della guerra.
Deve trovare sempre il coraggio di chiedere a gran voce che cessi ogni violenza fratricida e ogni progetto d’ingiustizia e di distruzione; questo sarà sicuramente il modo migliore per onorare la memoria dei nostri Caduti e celebrare degnamente la ricorrenza del 4 novembre.
Viva l’Italia, viva l’Europa.
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