Porta terra e lupa

Porta Terra

Scheda di dettaglio

L’ANTICA PORTA TERRA

Era la porta est del borgo, la più importante, quella da cui si sviluppava l’arteria che conduceva verso l’entroterra e verso l’Appia traiana. Il suo era un nome molto diffuso tra i borghi salentini e corrispondeva alla porta più rilevante mediante la quale si accedeva in un centro abitato, nella Terra, appunto, dove un certo signore esercitava, incontrastato, il suo potere. Il tavolario Gennaro Pinto, nella sua relazione di “Apprezzo del feudo”, eseguita su ordine del Sacro Regio Collegio il 10 dicembre del 1682 per calcolare il valore “commerciale” del feudo, diremmo oggi, in occasione della sua vendita, come spesso accadde fino al 1806, così annota :

                “ S’entra in essa terra per tre porte, una la si dice la Porta grande della terra, che è dalla parte di levante ……….

“ Ogni borgo aveva, quindi, la sua Porta Terra. Racale l’aveva realizzata fra le due torri più possenti della sua fortificazione: la torre campanaria e quella dell’orologio. La loro foggia architettonica è mutata ma esse sono ancora là dove furono originariamente poste. Esse costituiscono un emozionante passaggio attraverso la storia, non solo della nostra città ma anche di ognuno di noi, del nostro passato…..

La torre dell’orologio, posta a sinistra, fu ricostruita nel 1864 a causa dei danni riportatati nel terremoto del 1743; già nel 1682, infatti, esisteva un orologio a campana che, con i suoi rintocchi, scandiva lo scorrere del tempo. Essa scandì le ore liete e tristi della storia della nostra Città fino a quando non fu requisita per fonderla e ricavarne “sinistri” cannoni nella seconda guerra mondiale. All’orologio a campana seguì il montaggio di una macchina d’orologio, nel 1761, come annota Don Saverio Pasca, ed ora situata alla base della stessa. Questo accadde, molto probabilmente, per dare l’opportunità di “vedere “ lo scorrere del tempo attraverso il quadrante dell’orologio, così come facciamo noi oggi. Nel 1864 Racale ebbe, ancora, un nuovo orologio e dopo qualche anno anche la sua meridiana.

La Torre Campanaria, invece, fu trasformata già nel 1535 in campanile dell’antica chiesa di Santa Maria de Paradiso. Sul lato esposto ad est, in alto, in corrispondenza del terzo ordine, fu posta una formella con un bassorilievo. Raffigura un’arme nobiliare rappresentata da un destrocherio ( un braccio destro) e riporta, inoltre, la data dell’anno in cui fu realizzata la “ ristrutturazione”: 1535. Vi è, poi, una formella presente sul coronamento, raffigurante una lupa con un’epigrafe ed una data, il 1408. Essa rappresenta l’antico e nobile emblema cittadino prima che fossero aggiunti i lattanti. Dal 1408, pertanto, la nostra Lupa cittadina troneggia impavida e vigilante sulla torre campanaria della nostra ridente città dove l’orgogliosa Università di Racale la pose fermandone nella pietra, attraverso abili mani, le forme e oseremo dire l’ammaestramento alla trasparenza inciso a chiare lettere che recita così:

REFUNDT CHVPAE 1408

                       Si legge: REFUND(avit)T C(ura) Huius) U(niversitatis) P(ublico) AE(re) 1408

“Traduzione”

               “ La ricostruì la sollecitudine di questa Università con pubblico denaro nell’anno 1408”.

La rappresentazione originaria della lupa racalina, dunque, non aveva i gemelli .

Essi comparvero per la prima volta nel nostro stemma cittadino intorno alla metà del 1600, allorquando si volle decorare il presbiterio della chiesa matrice con due statue rappresentanti i due robusti pilastri del Cristianesimo: San Pietro a sinistra e San Paolo a destra. Sotto la statua di San Paolo, definito dal mondo cattolico Apostolo delle genti, fu riprodotto lo stemma civico rappresentato per la prima volta dalla lupa con i lattanti.

 

  • GPS   -  Lat: 39.960723 |   -  Long: 18.095934 
  • Fonte: A. Serio, G. Santantonio - Racale, note di storia e di costume - Editrice Salentina, 1983;
  • Elaborazione dati: Studio di Consulenza Archeologica ed Ambientale, Racale

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Porta Terra

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Porta Terra dall'interno

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